Afasia

L' afasia è un disturbo centrale del linguaggio ad esordio improvviso, caratterizzato da lesioni in aree dell’emisfero cerebrale sinistro coinvolte nel processo del linguaggio.
Le principali afasie sono l'afasia di Wernicke (area 22), detta anche afasia sensoriale; quella di Broca (area 44 e 45), detta anche afasia motoria; e quella globale, in cui sono alterate sia la funzione sensoriale che quella motoria. Queste lesioni possono compromettere abilità legate alla comprensione e alla produzione di fonemi, parole o frasi con potenziale coinvolgimento delle abilità di lettura e scrittura. Spesso l'afasia è associata ad una paralisi della metà destra del corpo, disturbo dell'attenzione e deficit di memoria. In alcuni casi questo disturbo può insorgere in modo graduale e progressivo, si parla dunque di afasia progressiva primaria, caratterizzata da un inizio graduale e tendenza a evolvere in demenza. In altri casi l'esordio è improvviso con grave compromissione dell'abilità linguistica.

Non sempre è possibile classificare un paziente in una sindrome specifica a causa dell’estrema variabilità sintomatologica. Questo avviene perché i fattori che influenzano questa variabilità sono moltissimi, ad esempio l’età del paziente, la localizzazione della lesione, il tempo passato dall’evento che ha portato la comparsa dei sintomi e la presenza eventuale di disturbi neuro-cognitivi antecedenti all’evento scatenante i sintomi.



Cause di afasia

Nella gran parte dei casi l'afasia è causata da un danno a livello vascolare, cioè un'arteria cerebrale si può occludere causando ischemia, oppure può fessurarsi causando un'emorragia cerebrale, o più comunemente un ictus. Perciò se il flusso sanguigno viene interroto, l'area cerebrale  irrorata dall'arteria lesa soffrirà. In particolare se si tratta di un'area dell'emisfero cerebrale sinistro (dominante per il linguaggio) avremo afasia, talvolta irreversibile.
In casi particolari l'afasia trova la sua causa nel trauma cranico o in un tumore cerebrale.



Tipi di afasia

Possono essere classificate in base alla localizzazione della lesione e al parametro della fluenza osservata nei pazienti.

In base alla localizzazione abbiamo:

- afasie corticali perisilviane, che interessano le aree localizzate attorno alla scissura di Silvio (es. aree di Wernicke e di Broca);

- afasie transcorticali, che interessano le aree lontane dalla scissura di Silvio (es. aree prefrontali o in prossimità della giunzione parieto-temporo-occipitale).

In relazione alla fluenza abbiamo:

- afasie fluenti: la comprensione è compromessa, ma l’eloquio è fluente e scorrevole. Il discorso è ricco di parole inventate (neologismi) e non si riscontrano paralisi o intorpidimento del braccio e della gamba destra;

- afasie non fluenti: la comprensione è relativamente normale, ma l’eloquio è telegrafico, limitato a poche parole contenuto, si ha paralisi e del braccio e/o della gamba destra.



Afasia di Wernicke

Colpisce il 20% dei soggetti afasici ed é caratterizzata da problemi di comprensione linguistica, l’eloquio va da fluente a iperfluente e scarsamente informativo, caratterizzato da neologismi, anomie e parafasie verbali, fonologiche e semantiche.
La ripetizione, la lettura e la scrittura sono disturbate dall’introduzione di neologismi da parte del paziente. È presente frequentemente anosognosia, cioè  mancata presa di coscienza del proprio disturbo, anche se a volte i pazienti si rendono conto della propria condizione e passano da stati euforici a stati di depressione.
I pazienti con afasia di Wernicke col tempo migliorano, recuperando espressione e comprensione.



Afasia di Broca

Colpisce il 20% dei soggetti afasici ed é caratterizzata da problemi nella produzione dell’eloquio, difficoltà nella ripetizione, denominazione, lettura e scrittura. Il linguaggio può essere non fluente, stentato e lento ma informativo e l’eloquio è colpito in misura variabile.
Possono presentarsi errori fonologici, false partenze, aprassia verbale, disartria, volume vocalico ridotto, eloquio ipercinetico, distonico e spastico. Possono esserci anche errori fonologici riguardo alla sonorità e la sordità di un fono.
In molti pazienti è riscontrabile agrammatismo, cioè disturbi nell’uso di parole funzione, desinenze e verbi. L’eloquio sarà perciò telegrafico e il paziente avrà problemi di interpretazione di frasi reversibili e passive.
Le frasi reversibili sono quelle in cui i sintagmi precedenti e successivi al verbo possono essere invertiti, cambiando totalmente il significato della frase (“Lucia ama Marco”). Paradossalmente i soggetti con afasia di Broca sono in grado di comprendere frasi non reversibili, anche se complesse, come “la penna che sta usando la bambina è rossa”.
La comprensione di frasi passive è più facile, poiché il soggetto si può avvalere di informazioni sintattiche ma anche semantiche.
L’afasico di Broca è consapevole pienamente della propria minoranza linguistica, piange spesso e ha frequenti crisi di disperazione.



Afasia globale

È la forma più grave e una delle più comuni, infatti colpisce il 20% dei pazienti.
È caratterizzata da compromissione della comprensione e della produzione linguistica, associate a impossibilità di leggere, scrivere, ripetere e denominare. I pazienti con afasia globale presentano eloquio stereotipato con clausole e frasi ricorrenti. Il linguaggio automatico rimane relativamente buono e permane la capacità di usare aspetti prosodici, sintomi di un apporto dell’emisfero destro per l’elaborazione del linguaggio automatico e della prosodia verbale.
La causa è massimamente un ictus vascolare, con conseguenti ischemie ed emorragie del territorio irrorato dall’arteria silviana sinistra.



Afasie sottocorticali

Nuclei del talamo, gangli della base e cervelletto guidano importanti funzioni del nostro organismo.
Il cervelletto e i gangli della base possiedono connessioni con le regioni frontali e temporo-parietali sinistre coinvolte nell’elaborazione del linguaggio.
I gangli della base controllano e inibiscono movimenti volontari e numerosi compiti linguistici. Lesioni a queste strutture possono portare a disturbi di comprensione e/o produzione linguistica.



Riabilitazione e trattamento logopedico

Prima di iniziare un trattamento riabilitativo è indispensabile praticare un accurato esame del linguaggio per valutare il tipo e il grado del disturbo afasico e per impostare una corretta terapia rieducativa. I punti che egli valuta sono:

-  Fluidità del linguaggio;

-  Alterazione dell’uso delle parole, come difetti di soluzione delle parole o anomie;

-  Parafasie verbali, sostituzione della parola richiesta con una di simile significato;

-  Espressioni gergo-verbali;

-  Paragrammatismo, susseguirsi prolisso di espressioni circonlocutorie a significato impreciso;

-  Agrammatismo, le parole sono scelte accuratamente ma non sono collegate tra loro, i verbi sono al participio passato o all’infinito;

-  Uso dei fonemi.


Anartrie

Le difficoltà articolatorie dell’afasico sono dette anartrie e vi concorrono due difetti:

· uno linguistico, cioè la continuazione in serie di fonemi non esatti;

· uno motorio, cioè una cattiva pronuncia dei fonemi per aprassia o paresi della muscolatura bucco-linguo-faringea.

Nei pazienti cerebellari parkinsoniani o pseudobulbari non si parla di anartrie ma di disartrie, poiché il disturbo è dato esclusivamente da atassia, distonie e paresi, ossia solo da difetti motori e non linguistici.
Nelle forme di media entità la mescolanza delle componenti linguistiche e motorie danno origine a un linguaggio simile a quello infantile, chiamato “disgregazione fonemica” poiché presenta metatesi, assimilazioni, assordimenti ed elisioni.



Obiettivi terapeutici

 

L’obiettivo della terapia è riportare il paziente a comunicare verbalmente e intenzionalmente con gli altri, per quanto è possibile.
È fondamentale che il terapista riesca a motivare, interessare e rendere collaborativo il paziente, che spesso mette in atto meccanismi di difesa nei confronti della sua malattia e della terapia.
Il logopedista deve mantenere frequenti contatti con i famigliari, informarli sui problemi che afasia comporta, offrire consigli in modo che il paziente si senta protetto e stimolato anche nell’ambiente in cui vive.

Il metodo rieducativo tiene conto:

- del quadro clinico globale;

- del tipo e grado di compromissione dei versanti del linguaggio;

- dell’attività lavorativa e del grado culturale;

- dell’ambiente familiare.

La terapia logopedica mira a :

1.      Stimolare l’interesse alla comunicazione : azione psicologica che conforti e sostenga il paziente;

2.      Far emettere voce : esercizi di rilassamento globale e settoriale agli organi fonatori, al collo e alla zona toracica, massaggi sullo scudo tiroideo fino all’osso ioide, respirazione diaframmatica a paziente supino;

3.      Produrre fonemi, parole e frasi : prassie possibili attive e passive davanti allo specchio, esercizi preparatori dei fonemi, iniziando dalle vocali, lettura a voce alta di fonemi, parole, frasi e piccolo brani, gioco articolatorio, cura della prosodia;

4.      Conversare : si inizia prestissimo, gli argomenti trattati sono quelli che interessano il paziente, la sua famiglia e il suo lavoro.

5.      Reinserire socialmente il paziente : riallacciare i rapporti con vecchi amici e colleghi.