Autismo

L’autismo è un disturbo dello sviluppo che insorge in età precoce ed influenza fortemente lo stile di vita del bambino. Questo disturbo intacca l’elaborazione, l’integrazione e l’organizzazione delle informazioni che stanno alla base della comunicazione.

È preferibile parlare di sindrome autistica e non di autismo proprio per la vasta gamma di abilità che esso coinvolge.
Il bambino con sindrome autistica è un bambino che vive in un mondo proprio, isolato completamente dalla vita reale, il suo grado di intelligenza è basso o alto solo in determinati ambiti, come nelle abilità musicali o di calcolo. La causa del disturbo non è ancora ben nota, ma si pensa che derivi da molteplici disfunzioni neurali, su base genetica e ambientale.



Sintomatologia e disturbi evidenti

- Problemi nell’uso della comunicazione non verbale: assenza del contatto oculare o uso anomalo della gestualità, incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei, di condividere con essi sentimenti, interessi e obiettivi.

- Problemi comportamentali: dedizione totale a uno o pochi interessi ristretti o stereotipati, sottomissione a inutili abitudini, rituali o manierismi motori ripetitivi.

- Problemi linguistici: la comunicazione è deficitaria. Il ritardo nello sviluppo del linguaggio è dovuto alla mancanza di strategie comunicative.

Tra i disturbi dello spettro autistico si segnalano diverse sindromi. Abbiamo la Sindrome di Kanner, o autismo infantile; questa è la forma più grave di autismo caratterizzata da severi disturbi nella comunicazione e nell’interazione sociale e dall’uso di comportamenti stereotipati. Generalmente si manifesta entro i 30 mesi di età ed è accompagnata da lieve ritardo mentale. I pazienti tendono a stare soli, evitare il contatto con i coetanei e spesso non parlano o tendono al mutismo.
Abbiamo poi la Sindrome di Asperger, che è meno grave e il QI del soggetto è superiore a 70. I pazienti non interagiscono col mondo esterno ed hanno difficoltà a eseguire movimenti di coordinazione, tanto da risultare goffi.
Un altro disturbo è rappresentato dalla Sindrome di Rett. Questa colpisce soprattutto le bambine e comporta ritardo mentale, isolamento, uso di movimenti stereotipati ("lavaggio delle mani").
Caratteri tipici della sindrome autistica si riscontrano anche nel "disturbo disintegrativo dell’infanzia". Questa è una sindrome rara, caratterizzata da una prima fase in cui lo sviluppo del bambino è normale, e una seconda fase (intorno ai 24 mesi di età) in cui si ha una regressione dello sviluppo con perdita delle competenze acquisite e sviluppo di tutti i sintomi tipici dello spettro autistico.



Profilo linguistico del soggetto autistico

Le anomalie linguistiche sono marcate e comprendono un’ampia gamma di disturbi che vanno dall’assenza completa di produzione verbale all’emissione di un linguaggio incomprensibile. L’uso del linguaggio, se presente, è stereotipato, con continue ripetizioni di frasi, ritornelli o messaggi uditi. Il disturbo del linguaggio comprende la produzione quanto la comprensione.
Lo sviluppo fonologico dei bambini autistici segue quello dei bambini normali, anche se il loro eloquio presenta una maggiore quantità di errori. L’aspetto più compromesso è la prosodia, infatti, l’eloquio è monotono e cantilenante. Maggiormente colpita è la prosodia emotiva.
A livello morfologico e lessicale l’aspetto che colpisce maggiormente è la presenza di una difficoltà nell’uso dei pronomi personali. I pazienti tendono ad invertire i referenti dei pronomi (inversione pronominale). Le frasi sono più corte e lente del normale, ma corrette strutturalmente. 
I bambini autistici non comprendono le intenzioni comunicative degli interlocutori, mostrano difficoltà nel comprendere il nome di oggetti nuovi. Infatti, alcune categorie di parole tendono ad essere sotto-rappresentate nel lessico di questi bambini.
Un esempio è la presenza di alessitimia, consistente nell’incapacità di riconoscere e descrivere verbalmente gli stati emotivi del parlante e degli interlocutori.
La funzione pragmatica del linguaggio è quella più colpita. I soggetti non sono in grado di usare il linguaggio in modo adeguato al contesto, non comprendono il significato di espressioni non letterali, come il sarcasmo, l’ironia, lo humor, le metafore e le richieste indirette. I pazienti autistici non riescono a rispettare il proprio turno comunicativo (turn talking) e presentano ecolalia. Quest’ultima può essere immediata o differita, a seconda che il soggetto ripeta quanto udito con le stesse parole e intonazione dell’interlocutore o che ripeta parole o frasi udite ore, giorni, mesi o anni prima.
Un’altra caratteristica dell’autismo è la selezione di un linguaggio che spesso è fortemente idiosincratico, per l’uso di espressioni strane e non collegate al contesto.

L’eloquio è quindi anormale e inadeguato sia dal punto di vista informativo sia sul versante della coerenza dei concetti.

In sintesi, sul versante espressivo abbiamo:

- ritardo o assenza dello sviluppo del linguaggio,

- assenza dell’uso di gesti o mimica per esprimersi,

- incapacità di iniziare e sostenere una conversazione,

- presenza di ecolalie,

- uso del linguaggio in assenza di finalità comunicative,

- alterazioni della prosodia, del ritmo e dell’intensità dell’eloquio,

- uso metaforico del linguaggio.

mentre sul versante recettivo abbiamo:

- incapacità di comprendere frasi semplici,

- incapacità di mettere in atto istruzioni o comandi,

- assenza di reazioni alle voci umane,

- assenza di risposta all’udire il proprio nome.



Valutazione e riabilitazione

La valutazione dell’autismo richiede un approccio interdisciplinare, in modo tale da individuare precocemente alterazioni motorie, di personalità, neuropsicologiche e comportamentali presenti nel soggetto.
La riabilitazione del bambino autistico è qualcosa di veramente complesso, in quanto prevede la presa in carico anche del suo nucleo familiare e dell’ambiente in cui egli vive.
Un corretto trattamento prevede un’accurata diagnosi e una continua comunicazione con tra il logopedista e la famiglia del paziente, accompagnata da un’adeguata attività di counselling psicologico e educativo. Le terapie devono riguardare tutti gli aspetti della vita del bambino; la terapia logopedica va quindi integrata con tecniche di comunicazione aumentativa, interventi di psicomotricità e terapia occupazionale.

Un modello riabilitativo è il Teacch, ideato e diffuso negli Stati Uniti. Questo programma descrive una serie di modalità e strumenti per la valutazione e l’insegnamento delle abilità comunicative a soggetti con gravi menomazioni del linguaggio.
Il modello Teacch considera la comunicazione nei termini di cinque dimensioni principali:

- le funzioni della comunicazione,

- i contesti in cui la comunicazione avviene,

- le categorie semantiche che vengono espresse da un bambino,

- le parole, i gesti o i segni,

- le forme in cui avviene la comunicazione (sistema verbale e non verbale).

Il programma propone di partire dall’individuazione delle abilità che il bambino usa quotidianamente per comunicare, per poi passare a definire gli obiettivi di insegnamento, per far sì che le abilità esistenti si evolvono verso ciò che insegnanti e genitori vogliono che il bambino impari.

Un altro tipo di approccio è rappresentato dagli interventi di Attivazione Emotiva e Reciprocità Corporea, AERC, che può portare al recupero delle abilità latenti. Questo programma richiede una grande collaborazione della famiglia del paziente, infatti, sul piano formale presenta alcune caratteristiche della terapia familiare.