Balbuzie

BalbuzieLa balbuzie è un' alterazione del flusso verbale caratterizzata da inibizione e interruzioni dell'eloquio, che spesso rappresenta il sintomo principale di un disturbo a livello psicologico e sociale del soggetto colpito.
La manifestazione più evidente di questo disturbo è rappresentata da pause, ripetizione di sillabe, allungamento di vocali, intoppi della verbalizzazione.
Il balbuziente è consapevole del suo disagio ed evita qualsiasi occasione di scambio verbale.

La balbuzie è quindi un disturbo che rende il soggetto timido, pauroso di sbagliare, tendente all’isolamento con conseguente intaccamento della qualità della vita.

Sintomatologia e forme di balbuzie

Tra i sintomi più frequenti abbiamo contrazioni anormali di vari gruppi muscolari, soprattutto quelli interessati alla fonazione.
Queste contrazioni sono evidenziabili quando il soggetto desidera o comincia a parlare e si riscontrano all’inizio della frase.

La balbuzie si può presentare in diverse forme:

-  Forma tonica: arresto a inizio frase con allungamento della sillaba o del fonema difficile da pronunciare;

-  Forma clonica: al posto del prolungamento si ha la ripetizione della sillaba;

-  Forma mista: allungamento e ripetizione si sommano, fino a rendere quasi impossibile la comunicazione.

Esistono anche forme che tengono conto della localizzazione anatomica degli spasmi muscolari e si manifestano nella pronuncia di alcune consonanti. Sono:

-  Forma labio-coreica: contrazioni molto fini delle labbra, della lingua, difficoltà nel pronunciare "p", "b", "t", "d";

-  Forma gutturo-tetanica: spasmi muscolari laringei e faringei e difficoltà nel pronunciare "c", "g";

Frequenti sono anche i disturbi respiratori, che sono intermittenti e secondari a spasmi tonici della glottide o delle labbra e dovuti a disfunzione del diaframma e dei muscoli intercostali.
I muscoli vicini o lontani all’organo fonatorio coinvolto sono compromessi funzionalmente, ossia si contraggono prima, insieme o in sostituzione all’organo fonatorio. Questi movimenti possono interessare mani, collo e spalle. Spesso abbiamo anche movimenti dei muscoli mimici che a volte facilitano l’articolazione normale della parola.

Sintomi somatici fugaci sono il rossore, il pallore, la sudorazione, la contrazione e la dilatazione delle pupille.
Un altro aspetto patologico è il sonno agitato e accompagnato dell’emissione di parole incoerenti e sogni complessi.
Il balbuziente è emotivo, timido, orgoglioso, suscettibile e impulsivo, poco volitivo. Questo stato nevrotico col tempo diventa logofobia, ossia tremore ingiustificato e difficilmente controllabile nel pronunciare sillabe o parole (uso di embolofrasie, sinonimi, cambiamenti nella sintassi o nel senso della frase).

Nei casi più gravi abbiamo:

- manifestazioni fobiche,

- cerimoniali ossessivi,

- sintomi isterici,

- disturbi caratteriali, come disadattamento sociale e ambientale, tendenza all’isolamento.

Ci sono situazioni favorevoli in cui la balbuzie migliora e situazioni sfavorevoli in cui essa peggiora. Il paziente migliora leggendo all’unisono con altri, parlando sottovoce, cantando, con voce monotona o imitando il modo di parlare di altri, parlando una lingua straniera, camminando, suonando il piano, ballando.



Evoluzione

Van Riber distingue due tipi di balbuzie:

• Primaria O DISFLUENZA INFANTILE : insorge entro i 3 anni d’età ed è caratterizzata da disordini della parola. Questi non si accompagnano a fenomeni emotivi e il soggetto si ferma durante l’eloquio perché non riesce a pronunciare un fonema.

• Secondaria: si instaura verso i 6-7 anni. Le esitazioni, le ripetizioni, le difficoltà sono diventate irreversibili e ansiogene.

Froeschels ha schematizzato lo sviluppo dei segni e sintomi della balbuzie in 6 fasi:

1^ fase: clono semplice, ripetizione sillabica a velocità normale.

2^ fase: clono ritardato, ripetizione con allungamento di qualche vocale.

3^ fase: clono-tono, compare la logofobia e contratture in varie parti dell’organo fonatorio.

4^ fase: tono-clono, compaiono movimenti di accompagnamento ed embolofrasie.

5^ fase: tono puro, non c’è ripetizione sillabica. I movimenti associati, l’aspetto fobico e depressivo raggiungono il massimo     livello.

6^ fase: il soggetto attua un mascheramento, i sintomi si fanno meno evidenti.



Eziologia

È il problema più dibattuto della balbuzie. Il quesito sembra ridursi al quesito: somato-psichico o psico-somatico?

Condizioni esterne:

- ereditarietà e gemellarità: molti autori ritengono che la balbuzie sia un disturbo trasmesso ereditariamente, altri che esso si sviluppi per “imitazione” e che nelle famiglie con il primo figlio balbuziente i genitori si dimostrano ossessivi nei confronti del secondo figlio, lo opprimono portandolo a sviluppare una balbuzie vera e propria.

- mancinismo: spesso i bambini balbuzienti usano la mano sinistra in modo spontaneo.



Ritardo e modificazioni del linguaggio

Un bambino mancino corretto può sviluppare balbuzie per una sorta di disordine che consegue a livello di dominanza emisferica.

- Livello intellettuale: spesso uno scarso rendimento scolastico è associato a balbuzie, a causa di un rifiuto psicologico del bambino verso l’insegnante che richiede da lui prestazioni verbali. La balbuzie si può presentare in insufficienti mentali e in bambini precoci dal punto di vista intellettuale:

·           mongoloidi: in questi soggetti la parola è caratterizzata da cadenza irregolare, a scatti, da arresti di tipo tonico caratteristici non solo della loro voce ma anche della loro personalità;

·           bambini con intelligenza precoce: in questi soggetti l’attività linguistica è più evoluta del normale.

- Fattori psicologici.



Diagnosi

La diagnosi di balbuzie è molto semplice, anche se è importante non sottovalutare gli elementi che ci aiutano a capire l’eziopatogenesi del disturbo.
Nei casi in cui la diagnosi è difficile Froeschels, ha raccomandato di osservare il sintomo della dilatazione delle ali del naso prima della pronuncia della parola difficile e di sondare il campo organico e quello psicologico del soggetto.

Bisogna fare quindi un’accurata anamnesi:

- famigliare, per far luce su altri casi di balbuzie nei consanguinei;

- patologica remota, che ci fornisce dati sulle malattie pregresse neurologiche, traumi da parto ecc..;

- patologica prossima, che ci fornisce notizie sull’epoca di insorgenza della balbuzie, sui sintomi e sulla gravità del disturbo.

Vanno osservati anche i sintomi principali, cioè:

- disordini nell’emissione della parola,

- disordini dei movimenti respiratori,

- ipertonie e distonie muscolari,

- disordini del sistema neurovegetativo,

- mancinismo.

Si esegue poi un esame obiettivo, che consta in un’attenta analisi del linguaggio che tiene conto:

1. dell’aspetto articolatorio: attraverso l’analisi delle sillabe e delle consonanti più difficili da pronunciare. Le parole in cui le ripetizioni e gli arresti sono più frequenti sono quelle che cominciano con consonante, quelle che introducono una frase e quelle più lunghe.

2. della presenza di un linguaggio monotono, della frequenza delle parole nell’unità di tempo;

3. dei caratteri strutturali del linguaggio;

4. dei caratteri funzionali del linguaggio.



Terapia logopedica

Il rapporto logopedico riveste un’importanza determinante ai fini di un esordio proficuo. Il trattamento logopedico si basa su esercizi di impostazione del flusso respiratorio: respirazione diaframmatica.

Nel caso di balbuzie primaria non possiamo parlare di una vera e propria terapia, ma sarà necessaria una prevenzione, che impedisca un peggioramento in balbuzie secondaria. Questa consta di:

•         Terapia generale

1. Trattamento di igiene orale: servono a migliorare le condizioni fisiche e nervose del soggetto.

2. Trattamenti farmacologici: sedativi per l'ansia.

3. Trattamenti distensivi: mirano a diminuire lo stato di ansia, tensione del soggetto.

Il soggetto deve vivere in un ambiente igienicamente sano, con occasioni di gioco e svago, e deve aver la possibilità di eseguire esercizi di muscolari e respiratori. Molto utili sono le attività sportive.

•         Terapia ambientale:

L’ambiente in cui vive il bambino deve essere un ambiente il più possibile protetto, i genitori devono essere educati a considerare con tolleranza le normali difficoltà iniziali del linguaggio dei loro figli, evitando critiche e rimproveri.

In caso di difficoltà marcate, i genitori dovranno evitare di mostrare un’eccessiva attenzione agli sforzi del bambino, non dovranno fargli ripetere le parole balbettate o esortarlo a parare più in fretta o più lentamente.
Inizialmente non è necessario un incontro col bambino, ma basteranno questi consigli ai famigliari. Se le difficoltà persistono, si passa ad una terapia diretta.
A tutto questo si aggiungono esercizi di respirazione ritmica e controllata.

Nella balbuzie secondaria, oltre alla terapia generale, si dovranno attuare quella foniatrica, psicoterapica e il rilassamento.

•         Terapie foniatriche

Si possono distinguere due indirizzi fondamentali:

- Evitare i blocchi: cercare di prevenire qualsiasi blocco e impedire che insorga paura davanti ad una parola da pronunciare. Si deve così distrarre il paziente con attività di ogni tipo. Essenziale è la perfetta conoscenza dell’articolazione fonatoria.

- Balbettare ad ogni costo: consiste nel balbettare ripetendo o prolungando volontariamente il primo suono della prima sillaba della parola. Questo avviene con tutte le parole indiscriminatamente e serve ad eliminare la tensione che s’instaura all’inizio di una parola difficile, dimostrando che questa situazione è riportabile alla normalità.

•         Terapia psicoanalitica e psicoterapia

Tutti gli autori sono d’accordo nel dare una grande importanza ad un aiuto psicologico al paziente affetto da balbuzie. L’individuo è ostacolato in ogni momento della sua vita, ha difficoltà nel comunicare e imporsi alla stima altrui; tutto ciò lo porta ad avere complessi di inferiorità, ansietà, sospetto e diffidenza. Il terapeuta deve dare importanza a questi aspetti della personalità del paziente e rieducarlo alla fiducia in se stesso, alla vittoria sulla logofobia e alla convinzione che gli sarà possibile un linguaggio fluente e libero.

Generalmente si attuano le seguenti fasi:

-  esame del linguaggio;

-  colloqui con i genitori e con il paziente;

-  respirazione diaframmatica;

-  accordo pneumo-fonico;

-  chewing method o altre metodiche;

-  lettura e conversazione.

Gli autori hanno osservato molti bambini e adolescenti utilizzare il rilassamento a casa loro, in situazioni problematiche:

-  casi di insonnia,

-  di collera,

-  di aggressività,

-  di balbuzie,

-  di disgrafia.